giovedì 24 gennaio 2013

Tra realtà e fantasia - Intervista a Walter Trono


Ospite di “Lasciate spazio ai sognatori…” una giovane promessa del fumetto italiano, il disegnatore Walter Trono.


Recita la biografia estratta dalla sua pagina ufficiale Facebook

"Diplomato nel 2009 alla Scuola Internazionale di Comics nel corso di Fumetto. Docente di disegno e inchiostrazione presso il LABOfumetto di Taranto. Ho collaborato con IDW Publishing di San Diego CA e per l'italiana Star Comics sulle miniserie "The Secret" e "Legion 75". Ho da poco concluso il primo episodio della nuova serie "Davvero" di P. Barbato (Ed. Star Comics), pubblicato in anteprima al Lucca Comics & Games 2012. Attualmente lavoro per la Sergio Bonelli Editore sulla nuova serie fantasy Dragonero di Enoch e Vietti."

Salve Walter e benvenuto.
E' Notizia di questi giorni (fonte il tuo blog  http://www.postcardcult.com/articolo.asp?id=5243&sezione=60) il tuo ingresso nello staff della nuova serie, attualmente in lavorazione, della Sergio Bonelli Editore "Dragonero", seguito dell'omonimo romanzo a fumetti edito dalla stessa casa editrice milanese nel 2007. Un punto di arrivo straordinario per un disegnatore giovanissimo. Puoi raccontarci come sei stato selezione e che emozioni stai provando in questo momento?
Il primo contatto è avvenuto da parte di Luca Enoch. Mi scrisse una mail lo scorso Marzo, dopo aver visto alcune tavole di Legion75 che stavano girando negli uffici di via Buonarroti e aver visionato altro materiale sul vecchio blog, proponendomi di realizzare alcune tavole di prova per questa nuova serie mensile fantasy, che sarebbe uscita nell'estate del 2013. In un paio di mesi ho realizzato gli studi e le tavole di prova, mentre continuavo il lavoro regolare su Davvero e L'Eroe dei Due Mari, che sono state approvate dai due autori. Mi è stata assegnata una storia breve, nella quale si raccontano le vicende di alcuni personaggi secondari alla serie, e di questo sono contento perchè è un ottimo modo per cominciare a lavorare in attesa di poter passare alla serie principale nel caso in cui il prodotto finale soddisfi l'editore e gli autori.
Provo una fifa bestiale, voglio che il mio esordio alla Sergio Bonelli Editore sia con un prodotto di alta qualità, perciò mi sto vivendo il processo lavorativo con tutte le paranoie che il mio cervello riesce a generare.

Restando sempre su Dragonero, Stefano Vietti e Luca Enoch (i creatori della serie) hanno fama di essere due sceneggiatori molto scrupolosi e dettagliati nella documentazione delle loro storie. Lo stesso Vietti, sul forum di Nathan Never ha rivelato che esiste un server interno Bonelli contenente una sorta di Bibbia per tutti gli autori della serie. Come si lavora ai disegni di una serie fantasy dove non ci sono riferimenti reali a cui attingere ma, per forza di cose, bisogna rifarsi ad un immaginario grafico (che viene da film,libri) già esistente?
Non ho mai lavorato ad una serie fantasy nè mi posso definire un grande appassionato del genere, perciò il mio approccio a questo nuovo progetto avviene da profano. Il lavoro è davvero duro, ogni architettura, ogni accessorio, ogni cavalcatura va studiata nel dettaglio, va giustificata e resa verosimile. I personaggi e le ambientazioni presenti in Dragonero, pur essendo fantasy, sono ispirati al Medioevo basso, dei primi secoli, e perciò accade spesso che quel che appare sulle tavole racconti la quotidianità dell'epoca. Insomma, una piacevole faticaccia!

Dragonero è il futuro prossimo, ma veniamo al presente della tua carriera. Sei stato il disegnatore del numero 1 di “Davvero” la nuova miniserie di Paolo Barbato, edita dalla Star Comics. Continuando il discorso di prima, da profano del mestiere presumo che in una serie realistica sia relativamente più facile trovare materiale di documentazione, però allo stesso tempo non si può puntare su tavole e/o vignette spettacolari. Quali sono stati gli onori e gli oneri di aprire una serie tanto attesa?
Onestamente, per Davvero, l'unica difficoltà concreta è stata la deadline. Ho dovuto realizzare un intero albo con una percentuale di realismo grafico elevata in 4 mesi e mezzo (e c'è stata pure l'estate con le sue distrazioni/tentazioni). Riguardo la spettacolarità, è una caratteristica che avevo già naturalmente escluso dato che si stava realizzando un fumetto di formazione, intimista e romantico. In ogni caso ho cercato di rendere ogni vignetta quantomeno accattivante o interessante. Spero di esserci riuscito!




Dicevamo dell’importanza della miniserie “Davvero”, primo shojo manga italiano, nato come web comic per l’esigenza di Paola Barbato di raccontare una storia che nessun editore riteneva commercialmente appetibile. Poi forte dei numeri del tam tam internettiano, la Star Comics nella figura dell’editor Giuseppe Di Bernardo, si è offerta di farne anche una versione cartacea. Tu fai parte del cast dei disegnatori fin dalla sua prima versione. La strada intrapresa dalla Barbato e da voi disegnatori emergenti in cerca di visibilità è il futuro del fumetto italiano?
Non so se sarà il futuro del fumetto italiano, so che lo stiamo vivendo adesso, è il nostro presente. La vetrina web è uno dei mezzi più potenti di cui noi fumettisti disponiamo e vanno sfruttate appieno le sue potenzialità. Ma io resto del parere che, come vetrina, non possa sostituire completamente il tradizionale iter che ogni professionista deve seguire per diventare tale, ma può allargare enormemente le possibilità di successo nel lavoro. 

Ho citato Giuseppe Di Bernardo, sceneggiatore del fumetto che a mio parere ha segnato il vero punto d’inizio della tua carriera, The Secret n° 3 (e non lo dico perché è stato il primo lavoro che ho letto di te hehehehehehehehehe), dopo che lo stesso Di Bernardo ti aveva “scoperto” arruolandoti per “L’insonne”. Condividi questo mio pensiero? Cosa ricordi del periodo di lavorazione dell’albo e come rivedi a distanza di un paio di anni quel lavoro?
Graficamente obsoleto (ehehehe!!! Ma ricordo con infinito piacere quel periodo. Giuseppe è stato il mio "scopritore", mi ha insegnato le regole per disegnare un fumetto indirizzato al mercato italiano. Ricordo che mi appassionai tantissimo al progetto, soprattutto alle vicende narrate nella storia: si parlava di Massoneria, potere occulto delle banche, adduzioni aliene e teoria del complotto. Feci tanta ricerca iconografica e fotografica. Un bel lavoro, alcune tavole ancora adesso mi piacciono dalla prima all'ultima vignetta (ed è una cosa rarissima, sono molto severo con me stesso).

Dopo The Secret è stata la volta di un altro interessante progetto Star Comics  “Legion 75” del quale hai disegnato una parte del numero 4. Dico una parte perché la serie, come ben sapranno i suoi lettori era ambientata in due diversi piani temporali. Lavoro che a tuo dire ti ha soddisfatto più dei precedenti per il tempo che hai potuto dedicarvi. Quanto conta per un disegnatore lavorare con scadenze più, diciamo così, elastiche?
Per me conta tantissimo! Io sono un maniaco dell'eccesso e dei dettagli (essendo cresciuto in una città barocca ne ho acquisito le caratteristiche stilistiche) e mi piace riempire la tavola di elementi. Ma per far ciò occorre avere tempo, scadenze dilatate, in modo che il lavoro proceda piacevole e ci si possa concentrare di più sulla sceneggiatura. Esattamente ciò che è avvenuto sulle pagine di Legion 75.

Purtroppo in una carriera sono da tener conto anche dei, chiamiamoli così, “passi falsi” (anche se mi rendo conto che il termine è un tantino esagerato): Alice Dark. Secondo te perché il personaggio non ha incontrato il favore del pubblico?
Non lo so. Pur avendolo disegnato, non ho seguito la serie da lettore, lo dico sinceramente. Non mi fa onore, ci sono però esperienze che possono coinvolgermi tanto, altre che sono solo lavoro da svolgere. Con Alice Dark è stata la seconda opzione.


Da allievo della scuola internazionale di comics a docente di disegno e inchiostrazione presso il LABOfumetto di Taranto. Com’era il Walter studente e com’è il Walter insegnante?
Il Walter studente è tutt'ora una persona appassionata, disciplinata però tanto tanto selettiva; se c'è qualcosa che non mi attrae, non c'è verso di farmela piacere. Per fartela breve: col mio insegnante di inchiostrazione è stato un idillio, ero un libro aperto, desideroso di sapere; con quello di colorazione è stata guerra dal primo giorno, ahahahaah.
Il Walter insegnante è un severo colonnello alla ricerca di allievi motivati da spremere come limoni, affinché il talento venga fuori e diventi professione.

Io e te ci siamo conosciuti virtualmente grazie ad una passione comune, i Litfiba. Sfiorandoci di persona senza mai incontrarci ad almeno due eventi (il concerto di Noci del Luglio 2010 e il raduno del Fun Club ufficiale a Firenze nel Dicembre del 2010). Proprio con il vecchio fun club ufficiale, su tua proposta, si stava progettando un fumetto con protagonisti Piero Pelù e Ghigo Renzulli. Purtroppo varie cause non dipendenti da noi, non ultima la chiusura del fun club stesso hanno fatto abortire questo progetto. Di cosa si trattava esattamente?
Pensa che ho anche registrato alla Siae il progetto. Che amarezza ricordare quell’esperienza, ero davvero desideroso di collaborare coi miei eroi musicali, nel mio immaginario la vedevo una cosa fattibile, avendo come riferimento le esperienze editoriali fatte precedentemente da Ligabue e Vasco.
Volevo raccontare, con la tecnica del romanzo grafico, le canzoni dei Litfiba, le città e i personaggi creati dalla band fiorentina (Giulia, Dottor M, Cane nero, i Desaparecidos, Tex, il Cangaceiro, Istambul, Paname, Santiago del Cile…).
Ci rimasi proprio male!



Quello che non ti è riuscito con i Litfiba, ti è invece riuscito con i Foo Fighters. Dal Giugno 2011 collabori con il sito del Foo Fighters Italian Fan Club, curando la rubrica “Foometti”. (http://www.ffitalianfanclub.com/media/foometti) . Cosa puoi dirci di questa esperienza?
Foometti è una bella vetrina che utilizzo per pubblicare artworks ispirati alla rockband internazionale Foo Fighters. Nel 2011 sono state pubblicate online circa 7 illustrazioni, ognuna con un’idea differente ma accomunate dai personaggi raffigurati, cioè i componenti della band. Attualmente, però, sono fermo con la produzione e ciò è dovuto anche al nuovo lavoro, che mi impegna tantissimo.

Come si svolge una tipica giornata di lavoro di Walter Trono? Quali strumenti usi per disegnare? Lavori con la musica in sottofondo o preferisci il silenzio?
Dopo aver trangugiato frollini e bevuto soyadrink col nescafè, una doccia veloce e per le 9:30 sono operativo. Mi piazzo su Photoshop e disegno le matite (oltre che distrarmi con feisbuc) fino a sera. Altri giorni invece scelgo il tecnigrafo e inchiostro le tavole, coi pennarelli e gli strumenti di precisione. Il mio Hi-fi è sempre attivo e spara rigorosamente rock ‘70,’80 ,’90 a tutto volume, per ore e ore. Onestamente, faccio il mestiere più bello che esista!

Progetti futuri? Cosa bolle in pentola, oltre a Dragonero ovviamente? Disegnerai un altro numero di Davvero?
L’unico mio progetto adesso è Dragonero, non c’è altro che bolle in pentola.

E adesso, per concludere, le domande di rito a cui si sottopongono tutti gli ospiti del mio blog:

Avendo la possibilità, quale personaggio al quale non hai mai lavorato, ti piacerebbe disegnare?
Vorrei disegnare Wolverine, da sempre.

Team Up impossibili. Quali personaggi ti piacerebbe far incontrare (o scontrare) in una storia disegnata da te?
Farei scontrare il comandante Vega (M. Bison) di Street Fighters contro Magneto degli X-men, due super-cattivi a confronto. Una roba massiccia e coatta!

La fine del mondo si avvicina. Dobbiamo evacuare la terra. Puoi portare con te un libro, un film, un cd e un fumetto. Quali?
Libro: IT di Stephen King; Film: Rock of Ages; Cd: Terremoto dei Litfiba; Fumetto: Il Texone di Magnus.

Sei un sognatore? Se si, ammesso che non l’abbia già fatto, qual è il sogno che vorresti realizzare?
Fare della mia arte il mio lavoro, e ci sto riuscendo giorno per giorno.

Ringrazio Walter Trono per la cortese disponibilità, augurandogli un “in bocca al lupo” per il proseguimento della sua carriera.

Alla prossima.

NdA Copyright delle immagini degli aventi diritto




mercoledì 23 gennaio 2013

Chiacchierata atomica - Intervista a Diego Cajelli

Ospite di “Lasciate spazio ai sognatori” Diego Cajelli, lo scrittore atomico, com’egli stesso ama definirsi sul suo seguitissimo blog DIEGOZILLA (http://diegozilla.blogspot.it/)



Recita la sua biografia sul sito della Sergio Bonelli Editore:
“Nato il 31 luglio 1971 a Milano, Diego Cajelli si diploma come perito elettronico ma, appena terminati gli studi, dà alla sua vita professionale tutt’altro indirizzo. Frequenta il corso di sceneggiatura della Scuola del Fumetto di Milano, diventando a sua volta docente nel 1995, e pubblica il suo primo lavoro nel 1996; si tratta di "Pulp Stories", una miniserie edita dalla stessa Scuola del Fumetto. Nel 1998, è tra i fondatori di una piccola Casa editrice, la Factory. Contattato da Carlo Ambrosini, si mette alla prova con Napoleone, esordendo con il n. 10, "Piccoli banditi". Diego Cajelli affianca alla sua attività di sceneggiatore quella di cabarettista presso lo Zelig di Milano e di conduttore radiofonico.”

Dall’esordio bonelliano su Napoleone, il nostro ha poi lavorato su altri personaggi dell’editore milanese: Zagor, Dampyr (del quale fa parte dello staff degli sceneggiatori), Legs Weaver, Dylan Dog e Nick Raider (nella sua seconda incarnazione però, edita dalla IF Edizioni).
Ma l’elenco dei suoi lavori è vastissimo e comprende collaborazioni con Astorina, Edizioni BD, Walt Disney, Eura Editoriale ecc…
Menzione d’onore per il fumetto che l’ha portato alla ribalta: Milano Criminale, inizialmente pubblicato con la Factory e poi passato ad Alta Fedeltà/Edizioni BD.

Attualmente, oltre agli impegni con Dampyr e Diabolik, è nello staff della rivista Mytico della Rizzoli Corriere della sera ed è al lavoro sulla miniserie di sua creazione Long Wei per l’Editoriale Aurea, il cui esordio è previsto per il Febbraio 2013.

Ciao Diego e benvenuto a “Lasciate spazio ai sognatori…”

Partiamo subito dalle novità, poche settimane ancora e ci sarà l’esordio ufficiale di Long Wei, anticipato in questi mesi da una campagna marketing sui generis davvero efficace e da un succulento numero zero. Ci parli della genesi del progetto e della suddetta campagna marketing di cui sei stato il principale deus ex machina?
L'Aurea voleva portare in edicola un fumetto con ambientazione italiana che coinvolgesse la comunità cinese residente in Italia.
Roberto Recchioni ha fatto il mio nome all'editore, dicendo che ero l'autore adatto per quel tipo di progetto. I miei lavori più personali come Milano Criminale o Mambo Italiano li ho sempre ambientati in Italia, sono un esperto di arti marziali, di cinema e cucina cinese, sono nato nella chinatown di Milano. Per cui ero l'uomo giusto.
Ho elaborato un plot, un giallo metropolitano con protagonista un ex attore del cinema asiatico ed eccoci qua!
Per la campagna marketing... Avevo alcune idee in mente, a livello di promozione e di comunicazione. L'Aurea mi ha dato la libertà di metterle in pratica.
Abbiamo fatto una campagna virale con adesivi in giro per le città, una giornata in cui abbiamo abbandonato delle copie del numero zero nei quartieri cinesi di Milano e Roma, in questi giorni abbiamo diffuso la prima candid camera dedicata a Long Wei. Altre cose seguiranno a breve!

Nei prossimi mesi, sulla neonata testata della Sergio Bonelli Editore, Le Storie, potremmo leggere un tuo racconto con ai disegni Matteo Cremona. Una piccola anticipazione su di esso?
A dire il vero, il soggetto è molto semplice da spiegare: due narcotrafficanti messicani devono vendicarsi dei torti subiti a suon di piombo e al tempo stesso fare un mazzo così agli alieni di Area 51.
Più o meno è tutto. Il resto sono dettagli.



Da future paternità editoriali (Long Wei) passiamo invece alla recente paternità nella vita reale: la nascita del tuo primogenito (simpaticamente battezzato Minizilla sul tuo blog). Com’ha cambiato la tua vita questa fantastica esperienza personale (diventare padre)? E come ciò si è riversato di riflesso sul tuo metodo e ritmi di lavoro?
Apparirò banale, però non credevo che fosse così bello diventare padre.
Minizilla oggi ha quattro mesi e già mi diverto un sacco con lui, figuriamoci quando sarà più "interattivo".
Da quando è arrivato lui, lavoro quasi esclusivamente in studio. Condivido uno spazio con un manipolo di disegnatori, amici di vecchia data.
E se lavoro a casa, lo faccio nelle primissime ore del mattino, quando dormono tutti.

Proprio a proposito del tuo blog che seguo con molto piacere e di cui trovo divertentissima la rubrica “Fumetti al telefono”, qual è l’origine della definizione di “scrittore atomico”?
Anni fa. Quando insegnavo alla Scuola del Fumetto. Un mio ex allievo, colpito dalla mia preparazione tecnica sulla sceneggiatura e la scrittura di genere, un giorno mi disse: E chi sei? Uno scrittore atomico?

Per numero di storie scritte, dopo ovviamente i due co creatori della serie Mauro Boselli e Maurizio Colombo, sei lo sceneggiatore che ha scritto più storie di Dampyr. Qual è la tua visione del personaggio e come riesci a coniugarla nelle tue storie con le direttive della redazione?
Cerco di conciliare le tematiche boselliane con quelle colombiane, mettendoci la mia parte: azione, velocità, sintesi.
Harlan, secondo me, è un personaggio dalla personalità molto complessa. Forse troppo. E’ per questo motivo che mi sento più vicino a Kurjak.
                                             

Rimanendo in ambito Bonelli, hai collaborato per una delle serie più interessanti e sperimentali dell’editore milanese: Napoleone. Cosa ricordi di quel periodo?
Ero troppo giovane. Questo è sicuro. Tutto quello che ho fatto in quel periodo l’ho fatto senza riflettere su quanto stavo facendo. Lo facevo e basta. Mi sembrava naturale e quasi dovuto.
In parte è stato un bene, in parte è stato sicuramente un male.
Alla luce dell’esperienza che ho oggi, un progetto come Napoleone, poteva essere l’inferno per uno scrittore esordiente. Io ci sono passato attraverso, con una splendida inconsapevolezza.           
                                                 




Con risultati lusinghieri e pareri unanimi, sei nello staff degli sceneggiatori di Diabolik. A quando una storia completa tua (soggetto e sceneggiatura) del Re del terrore?
A dire il vero è già successo! "Sull'orlo della fossa". Idea, soggetto e sceneggiatura del sottoscritto!

Saliamo sulla macchina del tempo e torniamo agli esordi della tua carriera. Come sono stati i tuoi primi passi nel mondo del fumetto? Che ricordi hai del periodo della Factory?
Eravamo dei ragazzini. Però, tutti, eravamo consci delle nostre capacità.
A volte risultavamo piuttosto arroganti. Ma se non sei arrogante a vent’anni, quando devi esserlo?
Fu un esperienza favolosa, incasinata, problematica, ma comunque eccezionale.
Senza internet, blog, Facebook, con la stampa che costava un casino... Pionieristica, sotto alcuni punti di vista. Infatti, ai tempi, eravamo difficilmente collocabili seguendo le consuetudini di quel periodo.

Il fumetto italiano, per tradizione, è restio ad usare location nostrane, preferendo ambientazioni estere. Prima con Milano criminale e ora con Long Wei stai rompendo questa tradizione. Scelta voluta o puro caso?
Scelta assolutamente voluta. Milano, da un punto di vista narrativo ha le stesse potenzialità di New York o Tokyo. Usiamole!
Quando ne ho avuto l’occasione, ho sempre cercato di ambientare le mie storie nella mia città!

Domande di rito per tutti gli ospiti del mio blog:
Avendo la possibilità, quale personaggio (bonelliano e non) al quale non hai mai lavorato, ti piacerebbe scrivere?
Il Punitore, senza ombra di dubbio!
Oppure James Bond.

Team Up impossibili. Quali personaggi ti piacerebbe far incontrare (o scontrare) in una storia scritta da te?
Harlan Draka si allea con Blade e assieme vanno a far danni sull’isola dei Demoni, devono sconfiggere Raul e i suoi alleati vampiri demoniaci.

La fine del mondo si avvicina. Dobbiamo evacuare la terra. Puoi portare con te un libro, un film, un cd e un fumetto. Quali?
Libro: IT di Stephen King.
Film: "Straziami, ma di baci saziami" di Dino Risi
Cd: Space Oddity di David Bowie.
Fumetto: Preacher di Garth Ennis, tutti i volumi però! Se non faccio in tempo e devo prendere un unico albo, allora scelgo il primo numero de Lo Sconosciuto di Magnus.

Sei un sognatore? Se si, ammesso che non l’abbia già fatto, qual è il sogno che vorresti realizzare?
Alcuni dei miei sogni li ho realizzati, quelli che mancano adesso non contano.
L’unica cosa che conta adesso, è che devo fare di tutto affinchè Minizilla realizzi i suoi.

Ringrazio Diego Cajelli per la cortese disponibilità, augurandogli un “in bocca al lupo” per il proseguimento della sua carriera.

Alla prossima.

NdA Copyright delle immagini e dei video degli aventi diritto


lunedì 7 gennaio 2013

La parola alla difesa - Intervista a Giorgio Salati


Ospite di “Lasciate spazio ai sognatori…” lo scrittore, sceneggiatore, musicista Giorgio Salati.


Recita la biografia estratta dal suo blog http://giorgiosalati.blogspot.it/

“Nato a Milano il 12/11/78, dopo corsi di scrittura e sceneggiatura (tra cui presso SCUOLA DEL FUMETTO con R.Secchi) e la pubblicazione di racconti, nel 2003 inizia a scrivere per TOPOLINO.
Successivamente arrivano le collaborazioni con altri fumetti e con laboratori di cabaret (ZELIG CLUB e MAX PISU).
Dal 2005 lavora per la SETTIMANA ENIGMISTICA.
Viene poi scelto per frequentare l’ACCADEMIA DISNEY, e si intensifica la sua produzione Disney, con storie pubblicate in tutto il mondo.
Dal 2009 scrive per Huntik Magazine (RAINBOW). Sue tavole disegnate da E.Tenderini e L.Russo, vengono pubblicate su Mono (ed. Tunuè). Saltuariamente conduce corsi di fumetto per le scuole.
Nel 2010 collabora con IL MISFATTO (Il Fatto Quotidiano). Dallo stesso anno lavora per FOCUS PICO, RENOIR COMICS (trad. di Atomic Robo), ed esordisce nell’animazione con PopPixie (Rainbow/RaiFiction/RedWhale).
Parallelamente, conduce un’attività di musicista a livello professionale. Attualmente in produzione: la miniserie LAW (Star Comics), la serie animata JULES VERNE (RaiFiction-LuxVide-RedWhale), la strip BOOKBUGS su PreTesti (rivista online di Telecom) insieme a D.Soffritti.”

Salve Giorgio e benvenuto.

Leggendo la tua biografia sei quello che si può definire un’artista a tutto tondo, sia per gli svariati campi in cui lavori, sia per i diversi generi che tratti all’interno di essi. Partiamo dalla fine, ovvero dal tuo ultimo lavoro che si avvia alla conclusione, la miniserie LAW (il lato oscuro della legge) edita dalla Star Comics, scritta e co creata in coppia con Davide G. Caci, con la collaborazione grafica di Fabiano Ambu. Ad un numero dalla fine qual è il bilancio di questa esperienza? Ci sono speranze per una seconda stagione?
Il bilancio è sicuramente positivo. Ci sono state diverse difficoltà, dovute soprattutto al fatto che né io né Davide avevamo mai lavorato a un fumetto di stampo “bonellide”. E qui non siamo nemmeno partiti con una storia di un personaggio già esistente, abbiamo proprio creato da zero una serie coi suoi personaggi! Rapportarci con i disegnatori, coi lettori, con le fiere, con i recensori, con gli occasionali commentatori sul web… E’ avvenuto tutto in una maniera completamente nuova rispetto a quanto ero abituato. Cercare di portare avanti una mole di lavoro del genere e promuovere la serie non è stato facile, spesso pur essendo professionisti ci siamo sentiti un po’ “allo sbaraglio”, ma ora che siamo in dirittura d’arrivo posso dire che ce l’abbiamo messa tutta e ce la siamo cavata.
Speranze per una seconda stagione: non ne ho idea. In teoria la mini-serie è conclusa. Sarà la casa editrice eventualmente a chiedercelo. Bisogna vedere quando sarà uscito l’ultimo numero da un po’ per poter fare un bilancio generale.



Gwen ha davvero ucciso suo marito? Hehehehe scherzo. LAW ha portato nel fumetto italiano un genere poco utilizzato (se si esclude la vecchia serie Balboa, edita dalla Play Press): il legal thriller (genere che personalmente amo tantissimo). Ogni numero ha rappresentato un crescendo di casi sempre più complicati per lo studio legale Cussler & Brandise e il ritmo della narrazione è stato sempre alto. Quanto è stato difficile decidere la regia di un genere che in TV basa tutto su primi piani e mezze figure?
Effettivamente non è stato facile. Da una parte abbiamo voluto imparare quello che le moderne serie tv ci avevano insegnato, soprattutto a livello di ritmo narrativo, di dinamiche tra i personaggi e di linguaggio. La narrazione più efficace, insieme raffinata e popolare, negli ultimi dieci anni è arrivata dalle serie tv ed è una cosa che non si può ignorare, se si vuole scrivere nel 2013. Dall’altra parte ci siamo imposti di non cercare di scimmiottare a livello di regia le serie tv. Sapevamo che in un genere molto parlato come il legal thriller il rischio di staticità era molto alto, quindi da subito abbiamo deciso di suggerire ai disegnatori inquadrature più dinamiche, di mettere qualche scena d’azione in più, qualche esterno in più, non ambientare tutto solo in tribunale, e mettere tanti flashback per movimentare le altrimenti troppo noiose sequenze processuali.


Il tam tam internettiano, la cassa di risonanza più immediata che ha sostituito la vecchia posta dei lettori è unanime nello stabilire il punto di forza di LAW nei personaggi e nel modo in cui essi interagiscono. Com’è stata la loro gestazione? Sono stati adattati alla storia o la storia si è adattata ad essi? (Per la serie è nato prima l’uovo o la gallina :P) )
E’ una domanda interessante, perché in questo caso è andata un po’ di pari passo. La prima stesura della “bibbia” di LAW, che inizialmente si chiamava “OBJECTION”, risale se non sbaglio addirittura al 2009. Davide ha cominciato delineando i primi personaggi: Gwen, Chris, Donnie, il procuratore Moore. Poi io ho aggiunto Rachel, Nat e Michelle e sono intervenuto su quelli già ideati da Davide. Da lì siamo andati avanti parallelamente tra personaggi e storia: volevamo che ogni personaggio avesse una caratterizzazione molto forte, decidendo anche tanti particolari che non avremmo messo nella serie ma che ci sarebbero serviti da “background”, per sapere come muoverli nelle varie circostanze. Però man mano che scrivevamo il “soggettone” della serie, ci rendevamo conto che volevamo che succedessero alcune cose che magari non si adattavano al tale personaggio, perciò a volte decidevamo di cambiare qualche particolare ad esempio del loro passato per giustificare un certo tipo di comportamento… Da notare il fatto che quando abbiamo finito la “bibbia”, oltre alle descrizioni e studi dei personaggi (disegnati da Ambu), c’era il soggetto completo del primo episodio, e degli altri episodi c’erano solo poche righe riguardo all’argomento che avrebbe trattato il caso di puntata, mentre avevamo messa molta più attenzione sulle dinamiche tra i personaggi. Dopo il primo soggetto di puntata ci siamo resi conto che eravamo effettivamente in grado di scrivere un legal thriller, e abbiamo preferito abbozzare giusto qualche idea per le successive puntate, però tutto ciò che succedeva tra i personaggi (alcune cose che ancora dovete leggere sull’ultimo numero) volevamo che fossero già stabilite prima di partire con la serie. Infatti devo dire che a livello di linee orizzontali (cioè le linee di “continuity” che non si fermano a una puntata ma proseguono lungo tutta la serie) non abbiamo cambiato moltissimo da quella bibbia del 2009. Insomma, prima ancora di scrivere la prima parola di sceneggiatura sapevamo già che negli ultimi due episodi Gwen sarebbe stata processata per omicidio.


Il tuo esordio nel campo fumettistico mainstream è stato col botto:TOPOLINO. Come sei arrivato a scrivere per una delle testate più importanti del panorama italiano? E com’è stato l’approccio con i personaggi Disney, icone mondiali del firmamento fantastico?


E’ cominciato tutto col fatto che nel 2001 ho frequentato la Scuola del Fumetto. In realtà all’epoca ero più indirizzato su Bonelli. Pur essendo cresciuto con Disney e avendolo nel sangue, era un bel po’ che non leggevo Topolino. Il mio insegnante, Riccardo Secchi (ora collega e amico), mi disse che ero particolarmente adatto ai dialoghi brillanti, e che valeva la pena di tentare in Disney, così mi diede un indirizzo email a cui spedire i miei lavori. Così feci: mandai oltre al mio curriculum qualcosa come dieci lavori tra soggetti e sceneggiature. Ci avevo lavorato diversi mesi. L’editor mi volle vedere. Quando fummo faccia a faccia mi disse che sì, ero adatto a scrivere per Topolino. Ora mi mancava solo di scrivere una storia che andasse bene. Mesi di lavoro buttati in un attimo! Ma la caparbietà ebbe la meglio sulla depressione e mi rimisi al lavoro. Mandai altri lavori e questa volta venni preso! Era l’agosto del 2003, ed ero felice come una pasqua. La mia prima storia s’intitolava “Paperina alla riconquista di Paperino”.
Mi chiedi dell’approccio… E’ un argomento di cui si potrebbe parlare per ore. Devo dire che l’approccio non è stato molto difficile. Io ho sempre amato tantissimo i fumetti Disney, soprattutto Barks, Gottfredson, Walsh, Scarpa, Pezzin, Cimino, e più recentemente Faraci, Bruno Enna, Faccini. E’ quasi come se avessi nel dna il mondo Disney, e penso di non averci messo molto a entrare in sintonia. All’inizio ho fatto molta fatica col personaggio di Topolino, che è un po’ “delicato”: visto da molti lettori come “antipatico”, è in realtà un personaggio fantastico che va usato e non abusato. Pensavo di non essere capace di scrivere storie con Topolino personaggio, né di scrivere gialli, poi durante il master presso l’Accademia Disney, che ho frequentato nel 2005, ho imparato a fare anche quello, tentando e ritentando, sostenuto anche dagli insegnanti. Se so scrivere storie di detection (e in questo rientra anche LAW) oggi lo devo in buona parte all’Accademia Disney!










Qual è la storia a fumetti che hai scritto della quale ti ritieni più soddisfatto? E quale, per contro, rifaresti o modificheresti in base alla tua sensibilità attuale?


Domanda molto difficile. La mia storia Disney più apprezzata dal pubblico è senz’altro “Paperinik e l’amore nell’oblio”. Un’altra di cui vado fiero è “Paperone in fuga dal Natale”, disegnata da Cavazzano, che mi ha fatto tante volte i complimenti. Capirai che per me Cavazzano è un dio del fumetto: avere delle storie disegnate da lui è un sogno che si avvera, ricevere da lui tanti complimenti per una storia è una cosa che non mi sarei mai nemmeno sognato. Altra storia a cui tengo molto è la recente “Roxanne”, il quarto episodio di LAW. Si tratta del primo “bonellide” scritto interamente da me, soggetto e sceneggiatura (gli altri episodi li ho scritti sempre a quattro mani con Davide), e ci sono dentro delle tematiche che mi stanno molto a cuore. L’introspezione psicologica, l’adolescenza, l’amore e il sesso, il bullismo… Ci ho messo tanto di mio in quella storia.


Dal fumetto umoristico al cabaret il passo non mi sembra così breve. Il comico o il cabarettista devono brillare davanti al pubblico, fulminare con le proprie battute. Ma, immagino che dietro ci sia un processo di scrittura forse più difficile di un racconto a fumetti che può contare su ampi spazi e tempi decisamente diversi. Mi sbaglio?
E’ semplicemente una scrittura molto diversa. Chi sa scrivere storie non è detto che sappia scrivere cabaret, ma a maggior ragione è vero il contrario, chi sa scrivere cabaret non è detto che sappia scrivere delle storie ampie e articolate, per cui bisogna avere molto chiara la struttura narrativa. Personalmente non credo di aver brillato come autore di cabaret, anche se qualcosa di carino penso di averlo fatto. Abbandonai nel 2005 proprio per dedicarmi al master in Accademia Disney, che non mi lasciava tempo per fare altro, ed è una scelta di cui sono contentissimo tuttora. Non sarei quello che sono ora senza quella decisione. Non escludo però in futuro di non riprovare qualcosa in quel mondo… Attualmente ho troppi progetti in ballo per pensarci.


Chiudiamo il cerchio con la tua carriera di musicista. Confesso di averti conosciuto come sceneggiatore di fumetti grazie a LAW, ignoravo completamente tutto il tuo curriculum. Compreso quello di musicista, appunto. Presentati ad un neofita come me. Canti e/o suoni uno strumento?
Sì, sono cantante e chitarrista. A dire il vero ho iniziato prima come musicista che come scrittore. La musica per me è come l’aria, non potrei farne a meno. Suono e ho suonato in molte formazioni, principalmente rock. Dai pezzi originali alle cover ai tributi all’acustico… Un po’ di tutto. Attualmente sto portando in giro il mio progetto solista Joe Sal. Comunque la musica del booktrailer di LAW l’ho composta io!


Restando in tema musicale. Parliamo di quella che amo definire “dieta musicale”. Ascoltando quale musica è cresciuto Giorgio Salati? E oggi cosa ascolti?
Per tutta l’adolescenza il mio gruppo preferitissimissimo sono stati gli Aerosmith. Secondi in linea, direi Led Zeppelin, Iron Maiden e Litfiba. Ho ascoltato tanto hard rock e metal di tutti i tipi. AC/DC, Black Sabbath, Deep Purple, Kiss, Megadeth, Pantera, Dream Theater, perfino Manowar… Poi però crescendo ho ampliato i miei orizzonti, ascoltando altre cose, dall’alternative al prog al soul… 
Raramente dopo la “sbornia” adolescenziale mi sono fissato su una band, è capitato spesso invece che mi fissassi per un certo periodo su UN album che ho divorato: “Abbey Road” dei Beatles, “Grace” di Jeff Buckley, “Euphoria Morning” di Chris Cornell, “1978” degli AREA, “Innervisions” di Stevie Wonder, “Gratitude” degli Earth Wind and Fire, “Angel Dust” dei Faith No More, “Aladdinsane” di David Bowie, “Aqualung” dei Jethro Tull, “Jesus Christ Superstar”, “Live at Leeds” degli Who…
Una delle mie band preferite di sempre però sono i Free, band inglese poco conosciuta ma che ha sfornato dei capolavori incredibili. Devo dire che il mio periodo di riferimento resta forse quello di Woodstock… diciamo dal 1967 al 1977.


Internet. Il villaggio globale. Gestisci un blog, hai degli account facebook e twitter ecc….Qual’è il tuo rapporto con la rete e come vedi il futuro della musica e del fumetto con il proliferare di essa?
Il mio rapporto con la rete è altalenante. Da una parte mi piace sfruttare i vari mezzi che la rete ci mette a disposizione, dall’altra parte cerco di mantenere sempre una certa “distanza” emotiva, perché credo che la tecnologia sia un’arma a doppio taglio. Cerco quindi di usare i vari social media in maniera auto-promozionale, e mi ci diverto molto (su Twitter scrivo un sacco di caz… battute intelligenti), d’altra parte cerco di non usarli troppo a fini personali e non permettere che internet invada la mia sfera privata. Un altro rischio della rete è quello legato al falso mito della “democrazia” mediatica, per cui tutti hanno diritto a dire tutto. Quindi poi vedi autori di calibro che si mettono a litigare col singolo lettore per una critica. Io questo cerco di evitarlo: mi piace interagire con le singole persone che fruiscono dei miei lavori, ma cerco di evitare di entrare in polemica, andare sui forum, prendermela per le critiche, eccetera. Uno può anche pensare che me la tiro, ma è una questione di pura sopravvivenza. Se ti metti a discutere con ogni lettore o recensore hai perso lo sguardo obiettivo sull’intera platea per cui stai scrivendo le tue opere. A ognuno il suo mestiere. Il mio è di scrivere, il vostro di leggere eheh!

Progetti futuri a breve/medio termine?A cosa stai lavorando ora?

Attualmente sto lavorando a nuove storie Disney, alla traduzione del prossimo volume di Atomic Robo, più diversi altri progetti, alcuni dei quali di una certa importanza, di cui al momento non posso parlare ma su cui vi terrò aggiornati!

Domande di rito per tutti gli ospiti del mio blog.

Avendo la possibilità, quale personaggio al quale non hai mai lavorato, ti piacerebbe scrivere?
Ce ne sono tantissimi… Mi sono sempre piaciuti quasi tutti i personaggi Bonelli. In particolare Mister No, che da ragazzino era il mio Bonelli preferito, ma avendo chiuso ovviamente non sarà possibile. Ho sempre amato anche Lupo Alberto e Cattivik. Uno inarrivabile: Asterix!


Team Up impossibili. Quali personaggi ti piacerebbe far incontrare (o scontrare) in una storia scritta da te?
Dylan Dog e Topolino. Rat-Man e Pikappa (questo no, può farlo solo Ortolani). I personaggi di LAW e i Bonelli ambientati nell’attualità come Julia, Dylan Dog, Martin Mystère!




La fine del mondo si avvicina. Dobbiamo evacuare la terra. Puoi portare con te un libro, un film, un cd e un fumetto. Quali?
Mi uccidi a farmi portare così poca roba! Uhm… L’Amleto, Otto e mezzo, Abbey Road e Watchmen. Ho detto i primi che mi sono venuti in mente, senza pensarci, se no faccio una lista di 50 per ogni categoria.


Sei un sognatore? Se si, ammesso che non l’abbia già fatto, qual è il sogno che vorresti realizzare?
Se sono un sognatore? Uhm… Hai in mente Calvin, di Calvin & Hobbes? Ecco. Da bambino mi dicevano che avevo la testa tra le nuvole, oggi non me lo dicono solo perché avere la testa tra le nuvole è ciò che mi paga le bollette. Di sogni da realizzare ne ho un sacco, alcuni ne ho realizzati, altri non li realizzerò mai, altri ancora forse sì. Uno dei miei sogni è realizzare un musical. Scriverne storia, musica, e magari cantarlo pure!

Ringrazio Giorgio Salati per la cortese disponibilità, augurandogli un “in bocca al lupo” per il proseguimento della sua carriera. 

Grazie Giovanni per l’intervista, per le domande interessanti e un saluto ai tuoi lettori!

Alla prossima.

NdA Copyright delle immagini e dei video degli aventi diritto























martedì 1 gennaio 2013

Disarmato tra inganni, piaceri e storie sospese - Intervista a Gianluca Di Bonito


Innanzitutto buon 2013 a tutti i lettori di questo neonato blog. 

Ospite di “Lasciate spazio ai sognatori…” il rocker partenopeo Gianluca Di Bonito.


Recita la sua biografia estratta dal sito ufficiale http://www.gianlucadibonito.it/
“Il viaggio musicale comincia nei primi anni '90 come chitarrista e compositore e sono diversi i progetti a cui ha contribuito: Saveoursoul, Dianira e Orange su tutti.
Nel 2008, facendo tesoro delle esperienze musicali passate, inizia a lavorare ad un progetto solista e nel 2009 incide il primo album, intitolato 1.

Nel 2010 l'album GIANLUCA DI BONITO 1 comincia ed essere distribuito dalla PLAY RECORDS sui più importanti digital stores e vengono realizzati i videoclip di Abitudini e Cambio stile.


Soprattutto il secondo video funge da traino per alcune apparizioni televisive sul musical channel Tv-Be e le emittenti Diamante Tv e Napoli Tv, dove è ospite della trasmissione Piazza Garibaldi. La diffusione del video travalica i confini nazionali e viene anche pubblicato sul sito della storica rivista musicale inglese NME.
Il 17 ottobre 2010 vede la luce il secondo album, intitolato 2, anticipato dal singolo 'Cazzi miei'.


I due album sino ad ora incisi, in parte risuonati e rimasterizzati, diventano parte integrante della trilogia dal titolo INGANNI, PIACERI e STORIE SOSPESE e, dal 24 dicembre 2011, in occasione della pubblicazione del terzo ed ultimo capitolo, l'intera trilogia rimane disponibile in free download per alcuni mesi.

Nell'autunno del 2012 vengono pubblicati prima il singolo
QUESTA E' CASA MIA, dedicato alla memoria di Angelo Vassallo, e poi DISARMATO (disponibile in streaming  link http://www.gianlucadibonito.it/disarmato.htm) “

Ciao Gianluca e benvenuto a “Lasciate spazio ai sognatori…”
     
            Partiamo subito dal nuovo progetto, cosa puoi dirci del singolo “Disarmato” e del relativo b-sides “La realtà che mi circonda”? Sono due istantanee di questo particolare momento o un anticipazione di un nuovo album?
      Disarmato: mi vergogna il fatto che non c'è più niente da stupirsi. I nostri "politici" facendosi guerra a vicenda gridano allo scandalo mentre invece la mia reazione è: "tanto me l'aspettavo". E' questo il punto, sono disgustato, assuefatto, è una condanna ad essere italiano. Tra poco si andrà a votare, ma a chi? Sinceramente non mi fido di nessuno e "La realtà che mi circonda" (remake di FERTILE - IPESS 2) racconta di come raggiro il sistema facendo leva sulle mie capacità di sopravvivenza, perché in Italia "sopravviviamo".
      
      

      Come nasce una canzone di Gianluca Di Bonito?
      Le Canzoni stanno nell'aria e scelgono da chi farsi raccontare. Bisogna essere semplicemente predisposti, quando scrivo una canzone è come cadere in trance.

       Il tuo è essenzialmente un progetto solista (dopo tante esperienze in varie band). Però in questa tua avventura, ormai lunga un lustro, sei accompagnato da due musicisti (Riccardo Rossi al basso e Massimo Amitrano alla batteria) con i quali si denota sul palco un grande affiatamento e che, quindi, costituiscono un gruppo a tutti gli effetti. Parlaci di loro. Come li hai scelti?
       Riccardo e Massimo sono mie vecchie conoscenze. Dopo diversi progetti falliti ho deciso di crearne uno da "solista" e mentre non ero in cerca di una band mi sono ritrovato per la prima volta con una band. Non ho mai cercato dei musicisti ma bensì amici appassionati di musica che sapessero strimpellare uno strumento come me, ecco che la scelta è caduta su di loro (scherzo, sono ottimi musicisti). Interagiscono con me quando propongo nuove canzoni dandomi suggerimenti e raramente siamo in disappunto. In poche parole ci divertiamo come bambini.



       
          Sempre restando ai tuoi esordi come musicista/cantante, quale delle esperienze precedenti ti ha formato di più? E quale divertente aneddoto dei tuoi inizi di carriera ti è rimasto più impresso?
       Tutto quello che ho fatto mi è servito oggi e quello che faccio ora mi servirà domani. Ci sono diversi episodi divertenti, quello che rimane nella storia è stato quando abbiamo suonato "in culo ai lupi"!
      
      I tuoi primi tre dischi compongono la trilogia “Inganni, piaceri e storie sospese”. Tre concept album che narrano le (dis)avventure di un fantomatico personaggio chiamato Dead Boy. Chi è Dead Boy?
       IPESS racconta della necessità di riscoprire i valori. Non siamo ancora morti, il nostro è uno stato di coma e se solo lo vogliamo veramente "possiamo ancora cambiare". Dead Boy è un ragazzo che compie un viaggio dentro e fuori di se per capire chi è realmente e cosa vuole. 
      
      Le canzoni dei suddetti dischi sono caratterizzati da testi brevissimi che, dietro un’apparente semplicità, nascondono dei significati profondi e spiazzanti per l’ascoltatore. Quanto è difficile rappresentare la propria filosofia di vita in così poche parole?
       In realtà non lo trovo difficile. Qualcuno mi ha definito "ripetitivo" e non sono assolutamente daccordo. Salvo qualche eccezione trovo che la maggior parte delle canzoni siano ripetitive con "parole diverse". Lascio alle mie canzoni una chiave di lettura aperta, puntini sospensivi che l'ascoltatore più attento si lascia trasportare facendo "sua" la canzone.
       
       Sul versante musicale invece i pezzi della trilogia sono un mix di elettronica contaminate da due generi diametralmente opposti come il pop (Cazzi Miei) e il post punk (Hero-Shima). Scelta voluta o nata sull’onda dell’ispirazione?
       La musica è bella perché è MUSICA. Ascolto tanti generi diversi e per me non è un tabù suonare in stili diversi. L'album è nato semplicemente così e la trovo una cosa normale e spontanea. Perché ingabbiarmi in un solo genere? Non sono "razzista". Come è vero anche che oggi suono più rock e più punk ma questo non vuol dire che sarà sempre così.

        “Disarmato” e “La realtà che mi circonda” invece sembrano rappresentare un ulteriore passo evolutivo nel tuo progetto. Le strofe si sono fatte più intense e articolate e il sound è decisamente più rock e grezzo, meno patinato rispetto ai dischi precedenti, rappresentando meglio la vostra dimensione live. Come nasce questa evoluzione?
      Dimostro a me stesso che posso, mi metto in discussione. Cerco di essere sempre coerente e quindi capita a volte che "Cambio Stile".

       Come ogni rocker che si rispetti, il tuo habitat naturale è il palco. Ma oggi viviamo in un mondo dove proporre musica inedita sembra una lotta donchisciottiana contro i mulini al vento. Quant’è difficile suonare rock inedito nell’underground napoletano?
       Non è difficile, è un'impresa. L'inedito è penalizzato dal pregiudizio. E' vero anche che chi fa musica inedita deve abbattere le barriere del "primo ascolto". Mi è capitato spesso di assistere a concerti di cover band che durante il loro show hanno suonato canzoni famose per me sconosciute, quindi trattasi di "inediti" in questo caso, giusto? Eppure non sono scappato. Una cattiva gestione ha generato solo IGNORANZA, è questo il punto.

      

       La gavetta live è fatta anche di tante partecipazioni a vari contest nazionali. Di recente avete vinto, con il brano “Dentro o fuori”, il secondo premio alla IX edizione della rassegna “Suonando per Alessandra”, dove a consegnarvi la targa è stato il noto caratterista Maurizio Casagrande. Innanzitutto complimenti per l’ottimo risultato. Com’è stata questa esperienza? E, in generale che atmosfera si respira ai contest?
       "Suonando Per Alessandra" è una bella manifestazioe e la "gara" non l'avverti nemmeno. Quest'anno ho avuto anche l'onore di conoscere Maurizio Casagrande e ti posso garantire che è proprio una bella persona. Poi ci sono i contest che si svolgono nei locali, ecco, questo è solo un pretesto per speculare sui giovani musicisti. Ci sono cascato anche io purtroppo. Credo sia deleterio, la competizione tende a dividere e il pubblico si allontana sempre di più. NO ai Contest!!!



      Nuove tecnologie. Sei stato tra i primi artisti in Italia e forse nel mondo non solo a condividere i tuoi pezzi in rete ma a permettere di scaricarli gratuitamente in formato audio HD. Come vedi il rapporto tra internet e musica? Il formato cd e i mezzi canonici di distribuzione sono destinati all’estinzione?
       Il formato cd si è già estinto. Internet ha rivoluzionato il mondo della discografia. Abbiamo vissuto un lungo periodo di dittatura mediatico-discografica. Ora tutti posso pubblicare liberamente le proprie opere ma la cosa più interessante è che è il pubblico a decidere veramente cosa ascoltare. Poi ci sono le web radio, altra grande arma a favore degli artisti emergenti e spero tanto che non diventino come le network. Pensa che prima erano loro a pagare gli artisti per mandare i brani in onda. Il rovescio della medaglia è che oggi non puoi vivere solo di musica. Se metti su una band per avere fama e ricchezza lascia stare, trovati un lavoro che è meglio!

       Parliamo di quella che amo definire “dieta musicale”. Ascoltando quale musica è cresciuto Gianluca Di Bonito? E oggi cosa ascolti?
        Mi piacciono i suoni vintage e di conseguenza tutto il rock degli anni 60'/'70. Ascolto dal "punk Oi!" al "pop" dei giorni nostri, basta che sia musica di qualità. Ultimamente alterno Rettore e i Green Day. Il mio primo vero "ammore" però si chiama Litfiba!

       Per tradizione e cultura musicale, Napoli non si può certo definire una città rock. Eppure nelle cantine, nei locali e nelle manifestazioni c’è fermento. Come giudichi l’attuale scena rock partenopea?
       Ci sono band interessanti ma siamo ancora molto lontani dal creare un "movimento". in parte ti ho risposto già prima.

       Duetti (forse?) impossibili. Con quale personaggio musicale (vivente e non) ti piacerebbe o ti sarebbe piaciuto duettare nella tua carriera?
       Con i Ramones perché sono l'esempio di quello che sostengo da un po' di tempo. Se hai buone idee e un vero messaggio da condividere non serve per forza essere dei virtuosi e soprattutto non per forza hai bisogno di una registrazione rigorosamente fatta bene per farti apprezzare, vedi anche i White Stripes.

       La fine del mondo si avvicina. Dobbiamo evacuare la terra. Puoi portare con te un libro, un film, un cd e un fumetto. Quali?
      "Il girono prima della felicità" di Erri De Luca. La felicità la si conquista col sacrificio. Il bambino che sta per nascere o la madre che sta per partorine soffrono talmente tanto da pensare di morire da un momento all'altro e invece dopo tanta sofferenza ecco la calma, la vita, la felicità.
      Un film sulla Guerra per non dimenticare le oscenità dell'uomo.
      Un mio cd. Permetti che poi nel nuovo mondo sarò io il punto di partenza? Che diamine una volta che dobbiamo ricominciare! :)
      Un fumetto di Dylan Dog per esorcizzare l'orrore! 

       Sei un sognatore? Se si, ammesso che non l’abbia già fatto, qual è il sogno che vorresti realizzare?
       Già il fatto di scrivere canzoni è la conferma che sono un sognatore, comunque sogno di potermi dedicare solo alla musica per vivere.

       Ringrazio Gianluca Di Bonito per la cortese disponibilità, augurandogli un felice anno nuovo ed un “in bocca al lupo” per il proseguimento della sua carriera.

      Alla prossima.

      NdA Copyright delle immagini e dei video degli aventi diritto

       

       


       



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